Il quesito iniziale è rispondere alla domanda se i sintomi riferiti dal paziente siano ascrivibili alla sindrome da deterioramento demenziale. A tutt’oggi non esiste un singolo marker biologico che permetta di porre la diagnosi di MA. L’accuratezza diagnostica “in vivo”, basata sull’osservazione neuro – comportamentale, longitudinale, e il procedere a “cascata” nell’algoritmo diagnostico, oggi universalmente accettato, è dell’85% – 90%.

Di fatto è una diagnosi che avviene per esclusione di qualsiasi altra causa di demenza.

I criteri del  Diagnostic and Statistic Manual IV (DSM IV) definiscono un paziente demente quando un deficit cognitivo insorto insidiosamente evolve fino ad interferire con le funzioni occupazionali e sociali.

I criteri clinici per la diagnosi di MA sono quelli forniti dal National and Comunicative Disorders and Stroke (NINCDS) e del Alzheimer‘s Disease and Related Disorders Association (ADRDA), essi permettono un’accuratezza diagnostica dell’80%.

 

Anamnesi neuro-comportamentale.

L’anamnesi neuro-comportamentale è rivolta ad individuare i cambiamenti che si sono avuti sia nella sfera più propriamente cognitiva – memoria, orientamento, linguaggio ecc. – che comportamentale, quali modificazioni del carattere, della personalità ecc. .

 

Valutazione cognitiva.

Essa ha lo scopo di confermare o meno il sospetto di deterioramento demenziale, inteso come sindrome conseguente al deficit neuropsicologico e psichiatrico.

Gli strumenti utilizzati sono test o batterie di test; essi permettono di ottenere informazioni (punteggi) sulla competenza cognitiva “ecologica” del paziente.

Le possibili tappe dell’assessment neuropsicologico sono due: una di screening e una analitica.

Deve essere valutato anche lo stato dell’umore del paziente poiché la depressione può interferire con la valutazione dello stato cognitivo del paziente.

Neuroimaging morfologico.

A tutt’oggi la TAC e la RM dell’encefalo sono utilizzate per escludere la presenza di altre patologie, lesioni vascolari multiple, processi espansivi, idrocefalo normoteso; pertanto non servono a suffragare la diagnosi di MA.

L’atrofia e l’allargamento dei ventricoli usualmente visti nella MA non sono specifici poiché sono riscontro frequente anche nei vecchi cognitivamente indenni.

La volumetria dell’ippocampo, ottenuta mediante RM, può nel prossimo futuro, se confermata dagli studi, essere un indizio “positivo” per la diagnosi di MA. Una prospettiva interessante è utilizzare marcatori delle placche senili visibili alla RM.

Neuroimaging funzionale.

La tomografia computerizzata ad emissione di singolo fotone (SPECT) misura il flusso ematico regionale ed in virtù dell’accoppiamento flusso – metabolismo fornisce indirettamente informazioni sul metabolismo cerebrale. Gli studi con la SPECT hanno dimostrato un’attività ipometabolica nelle regioni corticali temporo – parietali.

Risultati simili, anche nelle fasi iniziali della malattia, si sono ottenuti attraverso la più recente tomografia ad emissioni di positroni (PET), con la determinazione diretta del metabolismo del glucosio cerebrale.

 

Markers biologici.

Fonti di marcatori biologici di malattia, sono attualmente studiati: il liquor, il plasma, i fibroblasti e le piastrine.

Il precursore della b amiloide (APP), la b amiloide, la proteina tau (t), la proteina p97 e il polimorfismo dell’APOE sono quelli, ancora in via sperimentale, di cui si cerca di individuare il possibile valore diagnostico.

 

Diagnosi differenziale

Le cause possibili di demenza sono innumerevoli, ne vengono elencate più di settanta. Un’attenta anamnesi neurocomportamentale, l’esame obiettivo neurologico e generale, gli esami di laboratorio (inclusi test per le funzioniendocrino – metaboliche e il dosaggio delle vitamine A ed E e la sierodiagnosi per la Lue) permettono di separare le demenze da causa reversibile (da ipotiroidismo, deficienza di B12, vasculite cerebrale) da quelle irreversibili.

 

Malattia di Alzheimer e Demenza Vascolare

L’età, l’ipertensione arteriosa, l’allele e4 dell’apolipoproteina E ed elevati livelli di omocisteina sono elementi in comune tra la MA e la DV. Studi anatomopatologici hanno dimostrato la frequente presenza di lesioni ischemiche nella MA e si correla con una maggior gravità della demenza stessa.

Il riscontro di lesioni ischemiche nell’encefalo all’esame neuroradiologico in soggetti con diagnosi di MA, che soddisfa i criteri NINCDS-ADRDA, deve far porre la diagnosi di “malattia di Alzheimer con malattia cerebrovascolare”, come suggerito dal NINDS-AIREN.